SAN SEVERO
LA CITTA’ DELLE BATTERIE
La
festa della Madonna del Soccorso, a San Severo, è la “Festa” per antonomasia,
unica, irripetibile, in cui la stessa Madre Celeste sembra gioire con il suo
popolo. Certamente il sacro viene pervaso dal profano delle luminarie, dei
giochi e, soprattutto, delle “batterie”, ma è pur sempre un percorso religioso,
in quanto pur nell’esigenza pedagogica di un raffinamento interiore, ogni popolo
ha un proprio “particolare” percorso, talora tortuoso, ma pur sempre sincero e
generoso.
La “festa” riunisce le famiglie, gli emigrati tornano, è un appuntamento
generale, un ritrovarsi, è un momento aggregante della comunità.
Questa festa e la devozione sanseverese alla Madonna del Soccorso, affondano le
radici nel sentimento religioso del mondo contadino, formato da laboriosi
lavoratori della terra che hanno saputo trasformare quella pianura arroventata
che era il tavoliere in vigneti, oliveti, frutteti e che sentivano il bisogno di
una protezione divina per le epidemie, le carestie e i terremoti che spesso
afflissero la nostra San Severo.
Dal 1811 le processioni vengono effettuate con regolarità annuale e i
festeggiamenti, oggi, durano tre giorni: sabato, domenica (la terza del mese di
maggio) e lunedì.
Il sabato si approntano le bancarelle, il passeggio si concentra sul Giro
Esterno, sul viale della villa e davanti alla Cattedrale, dove i fedeli vanno a
“visitare” la Madonna. Il centro storico e le strade principali sfavillano di
luci, il luna park si riempie di ragazzi e giovani, e lo “struscio” degli adulti
si protrae fino a tarda sera; sera che si chiude con una gara di fuochi
pirotecnici aerei.
La domenica mattina le prime “bombe” svegliano la città, mentre migliaia e
migliaia di giovani, con i loro jeans e le bandane, si preparano a fare come i
giovani spagnoli alla fiesta di S.Firmino a Pamplona: loro a correre davanti ai
tori, i “nostri” davanti ai fuochi.
In processione le statue dei quattro Angeli precedono San Severo Vescovo e San
Severino Abate, che avanzano di poco il simulacro della Madonna Nera. Già, la
Madonna del Soccorso ha il colore dell’ebano, e fu portata a San Severo dai
padri Agostiniani a metà del Cinquecento, e qui da subito amata per le tante
grazie ricevute nel corso dei secoli.
In piazza Incoronazione viene incendiata la prima “batteria”, e qui incomincia
la corsa dei giovani. Così recita la voce fuori campo di una bellissima cassetta
girata per l’occasione: “le “batterie”: nubi di polvere pirica, giovani che
corrono come pazzi, magliette bruciacchiate dai botti. No, non siamo in un paese
in guerra, ma in una città pugliese della provincia di Foggia: Benvenuti a San
Severo! È proprio qui, tra le verdi terre del Gargano e i monti brulli della
Daunia che si è sviluppata, nell’arco degli ultimi tre secoli, una tradizione
unica in Italia e nel mondo: le “BATTERIE”, dette anche i fuochi. Ma,
attenzione, perché i botti non sono solo teatrale spettacolarizzazione
dell’evento sacro; essi costituiscono la trama antropologica della storia di San
Severo e del suo popolo. Per tale motivo, "i fuochi sono autentici beni
culturali, vero e proprio patrimonio dell’umanità da difendere e promuovere". Il
botto finale dopo tanto correre viene segnalato da un collettivo urlo di gioia e
di liberazione; lo spazio Urbano viene risacralizzato, la rifondazione religiosa
è avvenuta, il rione restituito alla protezione della Vergine.
La
processione riprende, altre soste vengono effettuate all’angolo di ogni rione,
altre batterie vengono sparate, i FUJENTI del fuoco trattano con familiarità i
lunghissimi filari da cui dondolano fagotti esplosivi carichi di polvere da
sparo, la spettacolarità dell’evento non è tanto negli innocui (quasi) botti,
quanto nella corsa eroica di una folla oceanica di coraggiosi che corrono
cercando di precedere l’esplosione, di intensità crescente, fino
all’apocalittico finale. Ogni rione organizza la propria “batteria” ed entra in
competizione con gli altri rioni, perché alla fine della festa verrà premiato il
miglior “fuoco”, con l’assegnazione di un palio, raffigurante la Madonna, che
resterà affisso per un anno nella piazza del rione vincente.
Questo palio delle “batterie” è uno dei cardini della Festa, e con il
patrocinio di Comune, Provincia e Regione, è riconosciuto ufficialmente come
unico nel genere di sparo dal Ministero dell’Interno.
Il lunedì, la seconda processione si snoda per un percorso diverso; i fuochi si
susseguono, le bande musicali eseguono marce trionfali, e la folla accompagna la
Madonna Nera fino al Suo Santuario la Chiesa di S.Agostino, dove la Madre di
questo popolo, prima di rientrare, “saluta” le statue di San Severo e San
Severino e, accompagnata dagli applausi, varca la soglia della chiesa, tra la
commozione generale dei presenti.
Luigi Sales ‘43